Cinque piccoli suicidi. Capitolo secondo.



Presentimenti. Agnieszka.

Dicono che le persone abbiano dei presentimenti. Agnieszka Grędzik-Wójcik giurò di averne avuto uno. No, non quel giorno. Il presentimento lo ebbe la notte prima delle nozze. Le era stato presentato da una zia che abitava a Kielce. Era il figlio dei suoi vicini di casa, un ragazzo timido, genitori anziani, studia ingegneria a Varsavia ed ha grandi ambizioni. Si frequentarono in casa, lui sembrava sempre così sicuro di sé. Notò presto che era bene non contraddirlo. Non che fosse violento in alcun modo, ma si irrigidiva, come se avesse incontrato un ostacolo insormontabile davanti a se e non sapesse mai come uscirne. Si fidanzarono il giorno della laurea e si sposarono al secondo anno del suo dottorato di ricerca presso l'università di Cluj-Napoca in Romania. Marek aveva cercato inutilmente di ottenere un dottorato in una università più importante, o che almeno non fosse in un paese dell'est europeo. Parlò per molto tempo dell'andare in Germania, di come lì le sue competenze sarebbero state finalmente valorizzate. Valorizzate, era una parola che ripeteva spesso. Cluj-Napoca è un'ottima occasione, cercò di convincere se stesso più che Agnieszka. Non glielo disse mai, ma sentiva dentro di se quanto se ne dispiacesse. Ed allo stesso modo, non raccontò mai a Marek nemmeno di quel sogno che invece Agnieszka condivise con me, molti anni dopo, quando lui non avrebbe più potuto ascoltarla.

Aprii gli occhi e mi si sentii  come fossi assolutamente sveglia, come se le campane non avessero appena battuto le due ed il vestito bianco non mi stesse guardando diffidente in attesa di essere indossato al giungere del giorno. Il mio corpo era lieve, eppure rigido, immobile. L'aria della stanza si era fatta densa, della stessa consistenza della gommapiuma. Mi avvolse prima i fianchi, le spalle, le ginocchia, poi mi costrinse il seno e  da lì risalì piano fino al volto, carezzandomi le labbra senza avere il coraggio di baciarle. 

Mi confidò, Agnieszka, come questa sensazione le avesse poi richiamato alla mente quella notte d'autunno quando Marek ebbe finalmente il coraggio di avvicinarsi a lei. Le sue mani si muovenano incerte, ora brusche ora in attesa, l'inesperienza di un adolescente nel corpo di un adulto. Lui aveva raccontato di aver avuto altre donne, prima di lei.

Io, come volessi fagli un dono, gli confessai che per me lui era il primo. 

Mentirono entrambi.

Come un'ombra  che può solo occupare spazi non suoi, così quell'aria densa di gommapiuma le entrò nelle narici, togliendole il respiro, e rapida le scese in gola, soffocando parole che ancora non sapeva. Con fatica sollevò il capo e si accorse che lui era seduto sul legno della cassapanca di abete ai piedi del letto. La guardava, ma non la vedeva. 

Cercai di tendere la mano, volevo sentirlo vicino, ma lui ora era in piedi dinnanzi alla porta. Quasi non lo riconobbi, se non fosse che indossava sempre quegli stessi vestiti, la camicia di flanella a scacchi blu, i pantaloni di panno nocciola, lo stesso colore dei suoi occhi. Quegli occhi che ora mi apparivano così gonfi e mi ricordarono -- ti prego non sorridere, oggi a raccontarlo lo trovo buffo e terribile -- mi ricordarono le uova sode che mia madre mi preparava ogni mattino, quando ero bambina, come merenda per la scuola. 

Le labbra, mi disse, le ricordarono invece quelle di suo fratello Tomek, quando a quattro anni fece spaventare un intero villaggio, e lo ritrovarono nascosto nella soffitta della casa canonica, imbrattato di blu, ed i barattoli vuoti della marmellata di mirtilli che la perpetua aveva conservato per la festa della Madonna nera di Częstochowa.

E poi, chiesi.
Non so dirti, forse mi addormentai. 

Non dormì invece a lungo sua madre, che quel giorno si svegliò irrequieta ed uscì presto a comperare il pane, le uova, il latte fresco. La sua Agnieszka si sposava. Era un gran giorno. Se solo il suo povero Piotr Grędzik avesse potuto vederla, la sua piccola. Le preparò la colazione e si ricordò di quando era solo una bimba con gli occhi verdi troppo grandi per un corpo così esile, ed il medico le aveva raccomandato di bollirle ogni giorno un uovo. Lei ne bolliva due. Voleva crescesse sana. E due ne dispose sulla porcellana delle occasioni speciali, quel mattino, con il pan di patate, il formaggio, la kielbasa, ed i pezzetti di pancetta rosolata. Salì piano fino alla cameretta, aprì la porta ed appoggiò il vassoio sulla cassapanca, lo stesso rituale di tanti anni prima. 

Dzień dobry, Agusiu, kochanie.


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